Per conservare grandi quantità di liquidi si ricorre, generalmente, a serbatoi, che possono essere o sotto o fuori terra. Anticamente, di gran lunga più diffuso era l’uso di cavità naturali o di cisterne sotterranee, data la relativa facilità di allestimento.
Poi l’urbanizzazione, il crescere delle esigenze e la via via maggiore disponibilità di materiali e tecniche di lavorazione hanno portato a privilegiare i serbatoi fuori terra. Dapprima in materiale cementizio, poi in metallo e infine lo sviluppo odierno, grazie alle materie plastiche.
Stoccaggio Liquidi
L’aumentare di particolari esigenze e la sempre maggiore disponibilità di materiali e tecniche di lavorazione hanno portato a privilegiare i serbatoi fuori terra. Dapprima in materiale cementizio, poi in metallo e infine lo sviluppo odierno, grazie alle materie plastiche.
La plastica presenta molteplici vantaggi:
Oggi per le molteplici esigenze delle abitazioni (depositi di acqua potabile, raccolta di acqua piovana, trattamento di acque di scarico) l’industria offre una ampia gamma di soluzioni a costi ragionevoli e di immediato approvvigionamento
Anche per gli impieghi comunitari i serbatoi in materiali plastici hanno largo uso. Per la potabilizzazione e il trattamento degli scarichi urbani infatti si impiegano grandi quantità di prodotti chimici liquidi, e di qui conseguenza ogni impianto deve avere adeguati serbatoi di stoccaggio
In ambito industriale la necessità di conservare liquidi è amplissima. Acqua per lavaggi, per antincendio, per raccolta di scarichi, prodotti chimici da stoccare appena prodotti o per essere distribuiti al consumo, per trattare le superfici nella metallurgia, per sanificare nell’alimentare, per evitare incrostazioni quando si producono grandi quantità di vapore, per realizzare i detergenti usati in abitazioni e in comunità sono solo alcune tra le applicazioni.
E le cisterne in plastica sono nella maggior parte dei casi, per funzionalità, economicità e resistenza, la scelta migliore.
Alcuni dei liquidi chimici più comunemente stoccati in cisterne in plastica:
I polimeri termoplastici utilizzati per produrre cisterne (PE e PP) sono generalmente impiegati in base a 3 tecnologie differenti:
Utilizza esclusivamente PE a bassa densità per la sua duttilità. Si carica uno stampo metallico cavo con granuli di prodotto grezzo e, mediante calore e rotazione sui due assi, se ne induce la liquefazione e la conseguente distribuzione sulle pareti.
Una volta raffreddato, si apre lo stampo e si estrae il serbatoio formato in un blocco unico, a cui si applicano (mediante connessioni meccaniche) gli accessori.
PREGI
LIMITI
Si preformano (calandratura) e si giuntano con saldature testa a testa, con apposite attrezzature, lastre estruse (in PE o in PP) fino a formare il cilindro verticale, poi unito al fondo, al tetto e agli accessori mediante saldatura a caldo.
PREGI
LIMITI
Un nastro di polimero fuso (PE Alta Densità o PP)viene deposto su di una forma metallica cilindrica orizzontale. Traslando la bocca di estrusione parallelamente al cilindro in rotazione si viene a formare una successione di spire parzialmente sovrapposte. Ripetendo il processo, e differenziando ogni volta il punto di avvio per la formazione della spira, una volta raffreddata la plastica deposta e rimossa la forma metallica su cui si è avvolta, si ottiene un cilindro con spessori differenziati. A questo, mediante formazione di un cordolo estruso, vengono saldati un fondo (sul lato a maggior spessore) e un tetto.
PREGI
LIMITI
Materiali Plastici Usati per le Cisterne
I materiali plastici utilizzati per le cisterne sono generalmente di due tipi:
TERMOINDURENTI
TERMOPLASTICI
I primi sono sono una famiglia di resine sintetiche derivate dal petrolio, inizialmente liquide, che induriscono per l’intervento di appositi catalizzatori anche a freddo. E, poiché il processo è irreversibile, dopo che divengono solidi non possono più mutare forma. Si utilizzano in abbinamento a fibre di vetro su cui vengono spalmate, per cui il prodotto finale è un composito che prende il nome di Vetroresina (fiberglass GRP etc.)
I termoplastici, cioè che con il calore possono mutare forma, sono derivati del petrolio che, per aggregazione tra molecole semplici formano complessi chiamati polimeri.
Non tutti sono adatti alla produzione di cisterne plastiche. Alcuni, come il PVC, sono troppo rigidi, altri, come il PTFE (Teflon) lo sono troppo poco. Il PA (nailon) resiste poco agli attacchi chimici, il PVDF ha costi molto elevati.
POLIETILENE
POLIPROPILENE
Maurizio Giulimondi, Via del Paleotto 9/4, 40141 Bologna (BO) C.F. GLMMRZ55R27H501Y
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